sabato 15 giugno 2013

Tutti i dubbi dei 5 Stelle sulla nuova piastra chirurgica

Giovedì pomeriggio si è svolta una conferenza stampa organizzata dal M5S Feltre. Al centro dell'attenzione le perplessità sulla costruzione della nuova piastra chirurgica presso l'ospedale cittadino. Le rassicurazioni ricevute dal direttore generale Adriano Rasi Caldogno non convincono infatti i 5 Stelle feltrini che - attraverso il loro capogruppo Riccardo Sartor e con un accurato lavoro di analisi e di studio delle carte - hanno illustrato attentamente tutti i loro dubbi raccolti nel seguente dossier riassuntivo.
  
Vista di una parte del cantiere, 5 giugno 2013
Ritardo nei lavori.
  •  Risulta difficile credere che i lavori siano completati entro maggio 2014 visto lo stato di avanzamento degli stessi, verificabile con un semplice sopralluogo in cantiere;
  • Il corpo principale dell’opera (la piastra) è pressochè fermo da quando la zona bar è stata fatta sgomberare; in un anno è stato eseguito solo lo scavo e le fondamenta.
  • Troppe coincidenze fanno pensare che ci siano problemi e difficoltà ben più gravi ( un contenzioso in atto? ). Dal cartello dei lavori si vedono molti sub-appalti, indice che la ditta non è strutturata e deve far affidamento ad altre ditte; essendocene tante è quindi facile un eventuale contenzioso.

  Finanziamenti.
  • Qual'è il costo reale dell'intero progetto della piastra chirurgica? In alcuni articoli pubblicati sulla stampa locale si segnalava più volte come “l'intero progetto della piastra chirurgica, che sarà quindi realizzata in due anni e mezzo, viaggia sui quaranta milioni di euro” (Corriere delle Alpi, 18 gennaio 2011) e che “Si comincerà con l'esecuzione dell'edificio che dovrà contenere le sette sale chirurgiche, i nuovi reparti di rianimazione e radiologia e il pronto soccorso. Questo primo stralcio costa 27 milioni” (Corriere delle Alpi, 29 novembre 2010)” . I 27 milioni infatti servono solo per la costruzione del contenitore! 
  • Infatti, dai dati in nostro possesso, i finanziamenti delle apparecchiature biomedicali e degli arredi mancano, poiché non sono inseriti nel quadro economico dei 27 milioni di euro. Si tratta di apparecchiature che costano centinaia di migliaia di euro, alcune addirittura milioni di euro. Ricordiamoci che attualmente in ospedale vi sono apparecchiature datate che spesso hanno manifestato dei guasti (es. la TAC). 
  • Dei 27 milioni, 14 provengono da finanziamenti statali e regionali. Per i restanti 11milioni (considerando il ribasso d'asta) l’Amministrazione ospedaliera accenderà un corposo mutuo che graverà necessariamente sui bilanci futuri dell’Ulss. In quanti anni sarà ripagato? Ipotizziamo un mutuo della durata di 30 anni: significa che ogni anno l’Ulss dovrebbe pagare circa 500mila euro, interessi compresi! Dove si andrà a prenderli? Andranno forse a discapito di qualche servizio offerto all’utenza? 
  • Tutto questo va considerato nel caso in cui non ci siano varianti in corso d’opera, cosa che invece si verifica puntualmente in simili cantieri.
  • Il rischio è che i lavori non vengano completati del tutto e che venga stralciata qualche parte del piano per altre opere di completamento
Teleriscaldamento e biomassa. 
  •  Quanto sarà il materiale necessario ad alimentare tutto l’ospedale? Uno o più autotreni di scarti al giorno? Abbiamo la possibilità di reperire nel feltrino tutta la biomassa necessaria? Perché se così non fosse bisognerebbe comprarla da fuori e portarla qui con i tir. Ci sfugge la convenienza dell’operazione.
  • Studi dimostrano che la biomassa produce comunque sostanze dannose per la salute e suscettibili di provocare asma, disturbi respiratori in genere e tumori polmonari. E’ davvero appropriato utilizzare questo modello al’interno di un ospedale cittadino in una vallata dalle caratteristiche morfologiche particolarmente sfavorevoli al ricambio dell’aria, con conseguente ristagno dei fumi? Bruciare biomasse per riscaldare l'ospedale ci sembra poco ragionevole
  • Da considerare poi che lo stoccaggio di legname produce anche muffe, che bisogna tener conto dei costi e delle emissioni derivanti dal trasporto del materiale combustibile e, infine, dello smaltimento di ingenti quantità di ceneri pesanti e leggere, evitando loro dispersioni durante la pulizia dei filtri e il trasporto.
  • Ci sono dubbi sulla copertura finanziaria del progetto, il cui quadro economico è di circa 7,2 milioni di euro.
 Duplicazione di figure professionali e riorganizzazione dei reparti. 
  • Se è vero che quattro piani del padiglione Dalla Palma verranno svuotati, che fine faranno e quale sarà il loro destino? Manca un piano preciso di riorganizzazione, ed in ogni caso serviranno ulteriori soldi per riorganizzare la struttura, rifare ed adeguare questi piani secondo la loro nuova destinazione (sempre che non siano destinati a restare vuoti).
  • Dubitiamo molto sulla possibilità di ridurre figure professionali o addirittura personale: la maggior parte di queste figure sono specialistiche per ogni sala e per ogni reparto (es. uno strumentista della sala operatoria di ortopedia non può andare in sala operatoria di ginecologia). Con la nuova piastra si aumenterà invece la distanza fra i reparti e le sale operatorie, con tutte le conseguenze del caso. 
Antisismica.
  • Attualmente alcuni padiglioni dell’ospedale versano in condizioni potenzialmente critiche. Secondo il rapporto stillato dalla “Commissione Parlamentare di inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del servizio sanitario nazionale” (30/01/2013), alcuni padiglioni del Santa Maria del Prato vengono classificati come strutture con “gravi deficienze”, ovvero edifici a rischio collasso in caso di terremoto molto violento (magnitudo superiore a 6,2-6,3 gradi Richter). Una delle strutture maggiormente a rischio è il padiglione Gaggia, che già attualmente versa in condizioni critiche: alcuni utenti ci segnalano che il piano interrato della palazzina è stato puntellato, perché sotto la zona prelievi è crollato il solaio, a tal punto che in uno degli ambulatori c’è una zona transennata ad accesso vietato. Nella zona fisioterapia infantile lamentano continue crepe sul pavimento, da sei mesi più volte è stato segnalato il problema e il personale è molto preoccupato.
    Non era forte più opportuno che il progetto della piastra fosse stato meno impattante dal punto di vista delle dimensioni e dei costi, in rapporto all'evoluzione della sanità e del piano sociosanitario, mettendo così mano sia ad altri aspetti strutturali, come l'adeguamento all'antisismica quantomeno nei padiglioni più vecchi ed esposti al rischio, che a quelli degli adeguamenti strumentali?

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