lunedì 8 aprile 2013

Unificazione delle due Ulss bellunesi: per evitare slogan ecampanilismi, facciamo un po' di informazione

Riportiamo il testo dell'intervento del M5S Feltre in Consiglio Comunale in relazione all'unificazione delle due Ulss bellunesi.
La sanità è un problema complesso. Le scelte sanitarie richiedono vaste competenze tecniche ed il cittadino elettore, se disinformato, valuta la qualità del servizio sanitario in base a criteri semplici come la distanza dell’ospedale o lunghezza delle liste di attesa. Questo è quanto spesso i politici danno al cittadino.
La qualità del soccorso non dipende direttamente dal tempo impiegato per raggiungere il pronto soccorso, ma dal servizio che si trova in ospedale: medici qualificati, formati e capaci di affrontare un’emergenza, ambulanze attrezzate di apparecchiature all’avanguardia e medico a bordo (cosa che non sempre avviene), unità operative strutturate e dotate di medici specialistici presenti, etc.
Il Veneto è la regione che possiede il maggior numero di Aziende Sanitarie di tutta Italia, ben ventidue (con una media di circa tre per provincia), a fronte di regioni in cui invece vi è un'unica Azienda Sanitaria per provincia.
La Provincia di Belluno (213 mila abitanti e 3678 kmq di superficie) possiede 2 aziende sanitarie a distanza di 30 kilometri. Ma ci sono solo due aziende sanitarie anche in Trentino Alto Adige, dove la popolazione supera il milione di abitanti (cinque volte gli abitanti del bellunese) e dove l’estensione territoriale è  di 13mila kmq (tre volte e mezzo quella della nostra provincia). E se il Trentino Alto Adige rappresenta da sempre quella realtà di montagna maggiormente simile al nostro territorio, questo dato dovrebbe quantomeno indurci ad una riflessione seria, approfondita e realistica.
Ci sono dati oggettivi che dobbiamo tenere in considerazione e che non possiamo tralasciare.
Analizziamo la situazione dell’ospedale di Feltre. Negli ultimi anni la struttura ospedaliera ha subito, di fatto, un vero e proprio declassamento, con un ingente taglio dei posti letto (passando sotto la soglia dei 400, e ancora si parla di future riduzioni) e con l’accorpamento di alcuni reparti (ad esempio, l’ostetricia con la ginecologia). Negli anni sono calati i reparti di eccellenza; all’avanguardia ci sono rimasti i reparti di endoscopia, dialisi, ginecologia e riabilitazione. Per alcuni interventi (cardiochirurgia, neurochirurgia, emodinamica coronaria, etc)  è necessario indirizzare i pazienti in ospedali fuori provincia - come Treviso, Vicenza, Trento, Pordenone – ma questo fenomeno si sta presentando anche in altri reparti, dove continua a diminuire l’attrazione da parte degli utenti che, spontaneamente, preferiscono optare per quelle strutture dove viene offerto loro una prestazione di qualità maggiore. Questo significa che oggigiorno il paziente cerca innanzitutto la qualità del servizio sanitario. E’ su questo che si rende necessaria un’ampia discussione, in termini concreti e non a slogan.
Il rischio concreto che deve affrontare una struttura ospedaliera come quella di Feltre (e lo stesso discorso è valido anche per quella di Belluno) è di perdere ancora personale e professionalità. La prospettiva futura è tutt’altro che rosea, e sono ipotizzabili tagli anche pesanti nel campo della sanità, soprattutto in Veneto dove – appunto – sono presenti ben 22 Ulss. Portare avanti battaglie di retroguardia - che mirano a mantenere tutto inalterato - ci pone nel rischio che alla fine siano altri a decidere al nostro posto. Dobbiamo invece giocare d’anticipo e non essere ciechi di fronte a queste prospettive future.
Una fusione delle Ulss deve partire da una riduzione dell’apparato dirigenziale e amministrativo delle stesse: significa eliminare un cospicuo numero di direttori (ogni Ulss dispone di quattro direttori – generale, sanitario, amministrativo e sociale – ognuno di nomina politica e con un lauto stipendio) e cancellare i doppioni replicati all’infinito (macchinari, software, magazzini, sistemi informatici, sistemi diversi di buste paga, uffici tecnici, ognuno con le proprie procedure diverse e con la propria dotazione di personale, strutture fotocopia con gli stessi reparti e i medesimi servizi a pochi chilometri di distanza).
Se in ogni provincia del Veneto, per ipotesi, vi fosse una sola azienda ospedaliera – per un totale quindi di sette Ulss – si sono calcolati risparmi per 80 milioni di euro. Soldi che si potrebbero reinvestire direttamente nelle varie strutture ospedaliere e quindi nei servizi sanitari per il cittadino. E’ bene precisare che “azienda ospedaliera” NON è sinonimo di Ospedale. Fondere una Ulss con un’altra non significa chiudere un ospedale.
In termini di organizzazione, anche gli ospedali di Feltre e Belluno presentano dei doppioni e la qualità del servizio è inferiore a quella che invece potrebbe esservi con una fusione delle due Ulss ed una riorganizzazione gestionale dei singoli reparti. Per capire quello di cui stiamo parlando è necessario portare qualche esempio concreto.
In considerazione alle dimensioni e ai posti letto, diversi reparti non dispongono di medici specifici reperibili ma utilizzano delle guardie interdivisionali, cioè medici che intervengono su più reparti, con casistiche che spesso esulano dalla loro preparazione specifica. Può accadere quindi che un cardiologo interventista passi le guardie a curare, male, una polmonite di competenza del pneumologo, anziché diventare sempre più abile a disostruire coronarie. Allo stesso modo un pneumologo dovrebbe curare bene tante polmoniti, e non sudare per gestire un ictus.
È chiaro quindi che più si lavora sul proprio campo, più si impara, più ci si specializza e più si cresce professionalmente. Più cose generali si fanno, meno esperienza specifica si acquisisce. La competenza del personale sanitario cresce con la grandezza dell’Ospedale e delle strutture in cui si lavora. Maggiore è il bacino di utenza, maggiore è la casistica. In questo senso il “piccolo” è un fattore negativo e penalizza anche l’investimento tecnologico (più costano le apparecchiature mediche, meno si giustificano in caso di reparti con numero di posti letto inadeguato).
Unire le due aziende sanitarie della provincia significa, per alcuni reparti, avere un bacino di utenza molto più ampio (215mila bellunesi più 10mila del Primiero). L’unificazione delle due Ulss - con un’organizzazione migliore dell’attuale - porta quindi vantaggi specialistici per tutti i pazienti della provincia. Non è difficile pensare poi che si possano avere delle specialità che attualmente non esistono in provincia, come la chirurgia vascolare o l’ematologia oncologica, per le quali oggi i pazienti vengono trasferiti in altre province con spostamenti di 90-100 kilometri. Con un simile bacino di utenza nulla ci vieta di pensare anche ad una cardiochirurgia.
Nel caso sia necessario disporre urgentemente di un esame con liquido di contrasto ad un paziente colto da infarto, la struttura di Feltre non è attrezzata e in quella di Belluno il servizio è attivo solo nei giorni feriali e in orario diurno; il paziente viene quindi trasferito a Vicenza, Trento o Treviso. Se in un incidente d’auto un paziente si frattura il bacino e perde sangue in tempi rapidi, è necessario chiudere il vaso leso con un materiale opportuno, ma a Belluno il servizio è a singhiozzo e non h24, non esiste una reperibilità e quindi si spera nel buon cuore degli operatori.
Dietro il cartello “ospedale” ci deve essere un ospedale vero e non per finta. Cosa serve arrivare all’ospedale se poi, quando si è dentro, le possibilità di sopravvivere sono scarse perchè non si può fare quello che si dovrebbe? Per farlo servono soldi, personale competente, con esperienza e motivato, ed un bacino di utenza adeguato. Serve avere una popolazione che afferisce ad un servizio di adeguate dimensioni, altrimenti la terapia che viene erogata sarà sempre di qualità ridotta (non si può fare un solo intervento all’anno, altrimenti la qualità dell’intervento sarà bassa).
Quello che deve essere garantito ad un’abitante delle nostre zone di montagna è:
  • Un’assistenza domiciliare efficace ed efficiente per chi non può spostarsi (molti sono ormai gli anziani che abitano nel nostro territorio);
  • Sedi distrettuali funzionali che garantiscano le esigenze più comuni che non necessitano della struttura ospedaliera (prelievi, visite ambulatoriali ecc);
  • Medicina generale basata su forme aggregate di professionisti del territorio, che lavorano insieme per la salute della comunità e delle persone, che garantiscano continuità di assistenza (U.T.A P. - Unità Territoriali di Assistenza Primaria);
  • Guardie mediche capaci e formate, e non medici alle prime armi abbandonati per la provincia senza supporto;
  • Un servizio di emergenza che permetta il trasporto rapido possibilmente distribuito sul territorio;
  • Mezzi di emergenza attrezzati e dotati di medico a bordo;
  • Un ospedale che eroghi un’assistenza specialistica completa per il mio caso.
Quello che dobbiamo rivendicare è avere una sanità efficiente ed efficace, non una sanità sotto casa che rischia di rimanere solo sulla carta perché è come una scatola vuota o quasi.
Oggi l’Ulss di Feltre può avvicinarsi all’unificazione da subito, in maniera forte, facendo leva sulle sue specialità, oppure vi arriverà in maniera debole, diventando succube delle decisioni prese da altri e calate dall’alto. Per questo è necessario aprire un confronto fra le due Ulss provinciali per intraprendere insieme questa strada, in modo che tutti i cittadini bellunesi possano trarne vantaggio in termini di qualità del servizio sanitario provinciale.

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