lunedì 3 settembre 2012

Feltre fuori dalla Fondazione Teatri delle Dolomiti, un nuovo futuroper "La Sena"

Il Movimento 5 Stelle segue da mesi, con particolare attenzione, la discussione relativa alla “Fondazione Teatri delle Dolomiti” che è stata, fra l’altro, uno degli argomenti principali oggetto di dibattito durante la scorsa campagna elettorale nel comune di Belluno.

La Fondazione vive una situazione molto delicata sotto il profilo amministrativo ed economico; presenta un buco di bilancio abbastanza sostanzioso (si parla di circa 175mila euro), delle previsioni di entrate non certe; è reduce da giochi politici di basso profilo e da una guerra devastante tra Fondazione e creditori del TIB Teatro; vi è poca chiarezza e molta confusione nella gestione e nella transazione di gestione, conflitti tra consiglio di indirizzo e consiglio di gestione, etc…  Inoltre la Fondazione è stata abbandonata dalla Cariverona che ha comunicato a dicembre la volontà di recedere dalla qualifica di socio fondatore.

Feltre, con il suo magnifico Teatro La Sena, si inserisce in questo contesto difficile. Ad oggi questo nostro gioiellino d’architettura è agibile solo in maniera parziale, non è ancora completamente strutturato per consentirvi un pieno utilizzo (oggi funzionano solo la platea ed il primo ordine), servono onerosi interventi per sistemarlo definitivamente, non vengono fatti spettacoli pubblici, etc..

Con la Fondazione Teatri – che doveva garantire comunque delle iniziative in città - vi è stato uno scarso ritorno di attività teatrali e culturali.

Restare all’interno della fondazione così com’è concepita oggi rappresenta una scarsa possibilità per Feltre di essere protagonista della propria programmazione culturale; se vogliamo far rivivere veramente il teatro La Sena dobbiamo passare per l’uscita dalla fondazione, e studiare una gestione diversa. Uscire dalla fondazione significa riappropriarci del nostro teatro, ed è corretto che l’amministrazione rifletta sulle modalità e sui costi di gestione del teatro stesso.

Lo scopo non deve essere chiaramente quello di avere un teatro di immagine utilizzato solo per fare salotto, ma dare l’immagine chiara di un teatro per l’intera comunità, un luogo che diventa il centro di diffusione della cultura, vero momento di aggregazione di diverse entità espressive.

Serve un teatro che parli anche del territorio.  Se deve essere fatto teatro (inteso come musica, danza, teatro-spettacolo, lirica - quindi tutto l’aspetto culturale nel suo complesso) non deve esistere solo il teatro di prosa, ma lo spazio-teatro deve essere aperto a tutto il resto, anche alle numerosissime associazioni culturali che operano nel nostro territorio.

È necessario usare il teatro in un modo diverso, gestirlo in maniera più moderna, anche con la possibilità di far arrivare dei nuovi finanziamenti. A nostro parere lo strumento Fondazione è superato. Esistono sistemi più attuali.

Noi proponiamo, ad esempio, una residenza teatrale gestita con professionalità e capacità. È il sistema attualmente meno oneroso e più funzionale, normato da leggi chiare nazionali e da integrare con regole dettate dal Comune-proprietario del teatro. Il teatro verrebbe dato in gestione a chi ne ha i requisiti, quindi ad una compagnia professionista, ma al tempo stesso si aprirebbe anche a tutte le associazioni, anche amatoriali, presenti sul territorio.

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