venerdì 28 settembre 2012

Sabati pomeriggio in centro a Feltre. Marciapiedi affollati di gente,ma in mezzo transitano le auto*


I marciapiedi del centro città si affollano di gente, ma in mezzo transitano liberamente le auto. E' una circostanza, questa, che si verifica costantemente il sabato pomeriggio, soprattutto quando il tempo atmosferico è favorevole e il bel tempo invoglia i feltrini ad uscire di casa.

Ne è stata una prova l’estate appena trascorsa. È un vero peccato vedere giovani e meno giovani, turisti, famiglie con bambini e passeggini costretti a farsi spazio fra i marciapiedi, mentre le auto passano nel mezzo, spesso ad una velocità sostenuta.

Tale situazione si dimostra pericolosa anche sotto il profilo della sicurezza stradale, visto il continuo passaggio di pedoni lungo i sette attraversamenti pedonali presenti fra via Garibaldi e via XXI Ottobre. È sufficiente la minima distrazione di un automobilista, o di uno stesso pedone, per rischiare di essere urtati da qualche veicolo di passaggio.

È inoltre un peccato che i cittadini siano costretti a girare per negozi, a curiosare fra le vetrine, a fare acquisti, a bere un caffè oppure semplicemente a fare due passi in centro respirando i gas di scarico delle auto in circolazione.

Si tratta di elementi che dovrebbero far riflettere, considerata anche la necessità, sentita da più parti, di promuovere una fruizione del centro città più vivibile e più sana.

Invitiamo pertanto l’Amministrazione Comunale a vagliare quanto prima l’ipotesi di pedonalizzare il centro città durante i sabati pomeriggio, consentendo ai cittadini di godersi qualche ora di assoluta tranquillità senza il potenziale pericolo derivante dalla circolazione delle automobili,  e tutelando così la salute e il benessere di chi passeggia in centro.
La proposta troverebbe il consenso da parte di numerosi cittadini e commercianti. Vogliamo infatti ricordare che, a tal scopo, tre anni fa venne promossa una petizione popolare sostenuta da oltre 400 firme dei cittadini, supportata da altre 600 adesioni virtuali, e valutata positivamente anche da diversi negozi del centro che avevano aderito all’iniziativa.

In considerazione anche di quest’ultimo elemento, crediamo che l’Amministrazione Comunale possa accelerare il ragionamento su questa ipotesi al fine di rispondere ad una richiesta avvertita da molti cittadini che consentirebbe di aggiungere un tassello importante lungo il percorso di una progressiva pedonalizzazione del centro cittadino.

Movimento 5 Stelle Feltre

* Il 25/09/2012 avevamo depositato questa interrogazione affinchè venisse messa all'o.d.g. in uno dei prossimi consigli comunali. Visto che tale argomento è stato sollevato anche da un altro consigliere comunale con un'interrogazione molto simile alla nostra, il Sindaco ha colto l'occasione per rispondere ad entrambe nel corso della seduta del 27/09/2012.

martedì 18 settembre 2012

Salvare la Provincia di Belluno? No, aboliamo tutte le province!



Riportiamo integralmente le motivazioni per cui i Consiglieri Comunali del Movimento 5 Stelle di Belluno e Feltre hanno espresso un voto contrario all'ordine del giorno per il mantenimento della Provincia di Belluno, durante le sedute consiliari del giorno 17 settembre 2012 svoltesi nei rispettivi comuni.

La visione del Movimento 5 Stelle sulla questione delle province è molto semplice: tutte le province italiane devono essere abolite, come contenuto anche nel nostro programma.

Per tutti gli attivisti del Movimento la questione è chiara e trasparente, da sempre condivisa in tutta Italia ed è il motivo per cui non ci presentiamo a nessuna elezione provinciale. In questi tempi di crisi, i risparmi di spesa come l’abolizione delle Provincie sono importanti e devono essere portati assolutamente a vantaggio reale dei cittadini.Come possiamo dimenticare che le province avrebbero dovute essere abolite già a partire dal 1970 con la creazione delle Regioni?

Le competenze provinciali sarebbero facilmente assorbibili da Regione e Comuni, magari con qualche salutare accorpamento tra questi ultimi che producesse ulteriore risparmio, senza che il cittadino se ne accorga. Finalmente, con l’abolizione delle Province andremmo a perdere un luogo di aggregazione di potere e una sistemazione sicura dove far sedere amici o gli esclusi di turno.

L’abolizione delle province deve essere parte integrante di un processo di rinnovamento della struttura statale, dobbiamo pretendere comuni più grandi con l’unione almeno dei comuni sotto i 5000 abitanti. Deve essere riorganizzato il rapporto Macrocomune-Regione, il cui centro dell’attenzione deve essere il Servizio al cittadino, un percorso da eseguire attraverso un miglioramento tecnologico e informatico.

Le provincie non sono altro che un ulteriore livello decisionale che spezza l’architettura degli enti locali, tra la Regione che presiede alle regole del gioco ed eroga importanti servizi come la sanità, e i Comuni, che sono il vero presidio e la necessaria interfaccia con i cittadini per tutti i problemi quotidiani.

L’inutilità sta appunto nel livello politico, e non serve accorpare più Province, ingrassando al contempo la nuova Istituzione. Eliminando un livello decisionale si avrebbe il beneficio di delegare non solo la pianificazione, ma anche la programmazione di vasta scala alla Regione in accordo coi Comuni. Inoltre siamo sicuri che il personale delle province sarà assorbito dai comuni stessi, andando a migliorare la qualità degli uffici e dando la possibilità di ridurre il numero e il costo delle consulenze esterne.

I cittadini delle province che saranno (forse) abolite, non devono cercare il salvataggio della provincia in cui risiedono, ma devono unirsi nello sforzo di abolire tutte le province. Non dobbiamo chiederci perché ci vogliono accorpare con Treviso o Vicenza, ma perché non aboliscono anche Treviso e Vicenza!

Tutti i cittadini dovrebbero concentrarsi sul mantenimento e sul miglioramento dei servizi, con particolare attenzione al territorio di residenza e questo va fatto senza strutture di intermediazione come le Province. A nostro avviso, in questo momento dobbiamo capire che fine farà la Dolomiti Bus, la Dolomiti Ambiente, le tratte ferroviarie provinciali, il GSP ecc. Oggi ci riempiamo la bocca di specificità, inserita in uno statuto ma svuotata di contenuto e stiamo perdendo di vista i SERVIZI ai CITTADINI come la raccolta dei rifiuti che, se inseriti in un moderno sistema di riciclo generano lavoro e materia prima, o la gestione dei servizi idrici dove abbiamo una società indebita con tutti o la perdita del trasporto pubblico locale!

Infine, siamo sicuri che i rappresentanti delle forze politiche del Pd, Pdl e Udc che in quest’aula voteranno per il salvataggio della provincia, domani stracceranno le proprie tessere di partito visto che quest’atto legislativo non è prodotto dal governo francese o australiano, ma dal governo Monti sostenuto per l’appunto dal Pd, Pdl e Udc.
Movimento 5 Stelle Belluno e  Feltre

lunedì 3 settembre 2012

Feltre fuori dalla Fondazione Teatri delle Dolomiti, un nuovo futuroper "La Sena"

Il Movimento 5 Stelle segue da mesi, con particolare attenzione, la discussione relativa alla “Fondazione Teatri delle Dolomiti” che è stata, fra l’altro, uno degli argomenti principali oggetto di dibattito durante la scorsa campagna elettorale nel comune di Belluno.

La Fondazione vive una situazione molto delicata sotto il profilo amministrativo ed economico; presenta un buco di bilancio abbastanza sostanzioso (si parla di circa 175mila euro), delle previsioni di entrate non certe; è reduce da giochi politici di basso profilo e da una guerra devastante tra Fondazione e creditori del TIB Teatro; vi è poca chiarezza e molta confusione nella gestione e nella transazione di gestione, conflitti tra consiglio di indirizzo e consiglio di gestione, etc…  Inoltre la Fondazione è stata abbandonata dalla Cariverona che ha comunicato a dicembre la volontà di recedere dalla qualifica di socio fondatore.

Feltre, con il suo magnifico Teatro La Sena, si inserisce in questo contesto difficile. Ad oggi questo nostro gioiellino d’architettura è agibile solo in maniera parziale, non è ancora completamente strutturato per consentirvi un pieno utilizzo (oggi funzionano solo la platea ed il primo ordine), servono onerosi interventi per sistemarlo definitivamente, non vengono fatti spettacoli pubblici, etc..

Con la Fondazione Teatri – che doveva garantire comunque delle iniziative in città - vi è stato uno scarso ritorno di attività teatrali e culturali.

Restare all’interno della fondazione così com’è concepita oggi rappresenta una scarsa possibilità per Feltre di essere protagonista della propria programmazione culturale; se vogliamo far rivivere veramente il teatro La Sena dobbiamo passare per l’uscita dalla fondazione, e studiare una gestione diversa. Uscire dalla fondazione significa riappropriarci del nostro teatro, ed è corretto che l’amministrazione rifletta sulle modalità e sui costi di gestione del teatro stesso.

Lo scopo non deve essere chiaramente quello di avere un teatro di immagine utilizzato solo per fare salotto, ma dare l’immagine chiara di un teatro per l’intera comunità, un luogo che diventa il centro di diffusione della cultura, vero momento di aggregazione di diverse entità espressive.

Serve un teatro che parli anche del territorio.  Se deve essere fatto teatro (inteso come musica, danza, teatro-spettacolo, lirica - quindi tutto l’aspetto culturale nel suo complesso) non deve esistere solo il teatro di prosa, ma lo spazio-teatro deve essere aperto a tutto il resto, anche alle numerosissime associazioni culturali che operano nel nostro territorio.

È necessario usare il teatro in un modo diverso, gestirlo in maniera più moderna, anche con la possibilità di far arrivare dei nuovi finanziamenti. A nostro parere lo strumento Fondazione è superato. Esistono sistemi più attuali.

Noi proponiamo, ad esempio, una residenza teatrale gestita con professionalità e capacità. È il sistema attualmente meno oneroso e più funzionale, normato da leggi chiare nazionali e da integrare con regole dettate dal Comune-proprietario del teatro. Il teatro verrebbe dato in gestione a chi ne ha i requisiti, quindi ad una compagnia professionista, ma al tempo stesso si aprirebbe anche a tutte le associazioni, anche amatoriali, presenti sul territorio.