domenica 19 agosto 2012

La rifusione dell'alluminio in centro città. Dopo tre anni di silenziochiediamo delucidazioni


In questi giorni le cronache nazionali concentrano grande attenzione sull’evolversi della vicenda Ilva nella città di Taranto, con il sequestro preventivo del sito disposto dalla Magistratura. Una realtà a noi distante solo in apparenza. Non possiamo infatti dimenticare che i nostri concittadini convivono quotidianamente con una fonderia situata nel cuore di Feltre, a poche centinaia di metri dal centro cittadino, dove si rifonde e si lavora l’alluminio.


Sono passati più di tre anni da quando - nel corso di un'assemblea pubblica tenutasi in sala Ocri il 9 luglio 2009 - gli allora componenti di maggioranza e minoranza, questi ultimi in nome della salvaguardia di duecento posti di lavoro, si pronunciarono a favore dell'installazione di un nuovo forno di fusione nello stabilimento di via Montegrappa che ne avrebbe triplicato la produzione. In quell’occasione furono numerose le perplessità emerse, sulla provenienza dei rottami di mercato, sul numero di camion entranti nello stabilimento e quindi circolanti in città e - non ultimo - sulle emissioni in atmosfera.

Da allora – ad eccezione di  un comunicato stampa del Partito Democratico ed una pronta risposta dell’ex sindaco Vaccari mirata a tranquillizzare i cittadini – tutto tace. Sulla fonderia è calato il silenzio.

Cosa è successo in questi tre anni? Quali sono le attuali condizioni dell’impianto? Sono stati installati dei filtri per ridurre le emissioni in atmosfera? Vengono effettuati controlli periodici sui camini? Se sì, con quale cadenza? Quali sono i risultati? Questi dati possono essere resi pubblici?

Sono tutte domande che qualsiasi attento cittadino ha il diritto di porsi. È  bene ricordare che lo stabilimento produttivo, in essere dal 1941, ha lavorato per 68 anni senza l'adozione di nessun tipo di filtri o abbattitori di polveri (lo ammise lo stesso direttore dello stabilimento durante il citato incontro pubblico del 2009 e lo confermarono diversi dipendenti),  rilasciando quindi in atmosfera notevoli quantità di fumi e sostanze inquinanti, in una vallata notoriamente caratterizzata da una conformazione ambientale che, non garantendo un adeguato ricambio d'aria nella conca feltrina, porta ad una stagnazione dei fumi e delle sostanze inquinanti, causa correlata all’elevata incidenza tumorale dell’area feltrina.

Nonostante non si capisca (e forse non si capirà mai) come in tutti questi anni sia stato possibile concedere ad un’azienda la possibilità di emettere fumi e inquinanti senza che nessuno l’abbia obbligata ad installare un minimo sistema di filtraggio, cosa normale in un’azienda situata in pieno centro cittadino, oggi chiediamo chiarezza sulla situazione odierna dello stabilimento.

Per questo ci appelliamo a tutti gli organi competenti e chiediamo alla nuova Amministrazione - certamente sensibile a queste problematiche – di poterci illustrare la fotografia odierna dello stabilimento e di richiedere gli eventuali ed opportuni chiarimenti a tutti gli enti preposti (ARPAV, ULSS), dandone successiva adeguata informazione alla cittadinanza.

La tutela della salute pubblica prima di tutto.
Riccardo Sartor
( Consigliere Comunale
del Movimento 5 Stelle
nel Comune di Feltre )

Nessun commento:

Posta un commento