mercoledì 27 giugno 2012

La diffida legale ai consiglieri comunali non spaventa: sospesa laratifica del progetto Altanon



L’Altanon si ferma, in attesa di chiarimenti e verifiche. Lo ha deciso martedì sera il Consiglio Comunale di Feltre dopo quattro ore di intensa discussione in un clima teso fra l'obbligo di discutere la ratifica dell'accordo di programma con la regione (firmato pochi mesi prima delle elezioni dall'ex sindaco Vaccari) e le minacce della proprietà privata su possibili conseguenze di una mancata ratifica.

E' infatti di lunedì,  giorno prima della seduta (scelta di tempo non casuale), la diffida legale che la proprietà (la ditta Altanon srl del gruppo Paterno) ha mandato tramite i suoi avvocati a tutti i singoli consiglieri comunali e al sindaco. "Ratificate l'accordo oppure ne pagherete le conseguenze economiche che ne deriveranno, conteggiate nell'ordine dei 45milioni di euro". Questo, in sostanza, il contenuto delle quattro pagine di «intimazione formale» diretta ad ogni consigliere e connessa alla «responsabilità erariale per il pregiudizio contabile che venisse arrecato alle casse comunali». In ballo, ricordiamolo, c'è la trasformazione di un'area strategica in area commerciale, con 19mila metri quadri di superficie commerciale sotterranea e una volumetria complessiva di 170mila metri cubi. Un'operazione da oltre 50milioni di euro.

La diffida giunge inoltre dopo la settimana in cui il gruppo Paterno, sempre con il chiaro intento di mettere sotto pressione consiglio ed amministrazione, aveva richiesto il permesso di costruire per il vecchio progetto Chipperfield, tutt'ora vigente, che rispolvera inutili palazzoni residenziali.

La reazione dei consiglieri però non si è fatta attendere, tant'è che già in mattinata il Presidente del Consiglio Comunale ha fatto un esposto alla Procura della Repubblica di Belluno per valutare i possibili estremi di reato, dunque un condizionamento degli organi elettivi, mentre in serata il Consiglio Comunale si è ritrovato a discutere la proposta dell'amministrazione di sospendere la ratifica.

Troppe le discrepanze, i punti critici, i dubbi, le mancanze e le modifiche inspiegabili messe nero su bianco nell'accordo che, se fosse stato ratificato, avrebbe sostanzialmente dato il via definitivo all'operazione urbanistica.

Anche i legali del Comune spingevano, quantomeno, per una sospensione che quindi non ratificasse l’accordo di programma sottoscritto da Comune, Regione e gruppo Paterno. E sospensione è stata, con il voto favorevole della maggioranza (Perenzin, Dalla Gasperina, Lise, Sacchet, Fontanive, Campigotto, Dalla Marta, Malacarne, Del Bianco, Faoro) e del nostro gruppo consiliare M5S (Sartor). Nel resto dell’opposizione, invece, dubbi sul rinvio. Bond e Trento (Pdl) sono usciti dall'aula, spaventati dalla minaccia della penale e convinti della bontà del progetto; astenuti i consiglieri Curto (Tutti per Ennio), Signoretti (Lega Nord) e Zallot (lista civica L’Altra Feltre).

In pratica si torna in Regione per approfondire tutti gli aspetti poco chiari dell’accordo di un progetto che - comunque - si configura come un intervento devastante per la Città di Feltre. Proprio per questo motivo l'evolversi della vicenda sarà determinante per i passaggi successivi che attendono ancora l'esame del consiglio.

giovedì 21 giugno 2012

Il M5S non vota le nomine degli esterni: «Cambiare il metodo, cosìsembra una spartizione politica fra maggioranza e minoranza»



Lunedì sera si è svolta la seconda seduta del consiglio comunale di Feltre: l’ordine del giorno era tutto per le nomine (leggi il riassunto della seduta). Nessun problema per quanto riguarda la designazione dei consiglieri comunali; le altre nomine prevedevano invece la designazione di alcuni cittadini all’interno della Commissione Referendum, del Comitato della Biblioteca e della Commissione Pari Opportunità.

Più che nomine di “esperti”, però, lo svolgimento della seduta ed il modo con cui siamo arrivati in aula consiliare ci ha fatto sembrare si sia trattato piuttosto di spartizioni politiche fra maggioranza e minoranza; una scelta legittima e prevista dal regolamento vigente, ma che non condividiamo assolutamente.

Attualmente non è prevista una vera e propria selezione dei candidati aperta a tutti, perché di fatto i vari gruppi propongono i loro candidati scelti a loro piacere e a loro discrezione, selezionati quindi nella cerchia delle conoscenze di un gruppo consiliare piuttosto che di un altro.

Avremo invece preferito che si fosse avviato un periodo di raccolta delle candidature, aperta a tutti mediante avviso pubblico, dove tutti i cittadini potenzialmente interessati avrebbero potuto lasciare il proprio nominativo corredato di curriculum. I consiglieri comunali avrebbero poi potuto valutare tutte le candidature pervenute, vagliare i curriculum e nominare le persone più adatte per ricoprire gli incarichi, arrivando così alla votazione finale in consiglio. Questa sarebbe stata una selezione dei candidati molto più corretta, più democratica e soprattutto indipendente dai gruppi politici di questo consiglio.

Purtroppo così non è stato, complice anche l’impossibilità di modificare i regolamenti in tempi record per proporre tale metodo: le nomine dovevano essere formalizzate entro 45 giorni dall’insediamento della nuova amministrazione e si è proceduto quindi con il classico metodo politico per decidere questi incarichi, che probabilmente è sempre stata consueta prassi fino ad oggi.

Il nostro gruppo consigliare dapprima ha sollevato qualche perplessità sul modus operandi adottato e, conseguentemente, ha annunciato che sarebbe uscito dall’aula al momento del voto. E così è stato, proprio per una questione di principio. Non condividiamo questo meccanismo dove tutto è deciso all’interno delle stanze del potere fra i gruppi politici del consiglio.

Ci auguriamo che queste nostre considerazioni possano essere debitamente tenute conto in futuro affinché si eviti che in questi enti siano piazzati esclusivamente amici, conoscenti e personalità legate alla realtà politica locale (come, ad esempio, candidati consiglieri delle liste) a favore invece di una valutazione seria e completa delle professionalità specifiche di tutti quei cittadini che possono concorrere in queste nomine. Tale aspetto dovrà certamente passare anche per la modifica delle normative e dei regolamenti vigenti.

Per ora chiediamo la pubblicazione online dei componenti di tutti queste commissioni, e domandiamo evidenza dell'attività che svolgeranno, magari con relazione semestrale da pubblicare sul sito del Comune di Feltre.
Movimento 5 Stelle Feltre

Il mancato accordo politico sulle nomine crea imbarazzo nella secondaseduta del consiglio comunale di Feltre

Il nostro consigliere sui banchi dell'aula

Avrebbe dovuto filare via liscia come l’olio, veloce e snella (o almeno questo trapelava nelle intenzioni dei consiglieri), ma alla fine qualche inghippo c’è stato ed ha creato non poco imbarazzo in aula consiliare. Nella seconda seduta del consiglio comunale di Feltre svoltasi lunedì sera (18/06/2012) l’ordine del giorno era tutto per le nomine.

Nessun problema per quanto riguarda la designazione dei consiglieri comunali. In Comunità Montana Feltrina sono stati nominati Ennio Trento per la minoranza, Cesare Campigotto e Ivan Dalla Marta per la maggioranza. Noi avevamo indicato il nome del nostro consigliere, ma la proposta è caduta nel vuoto; era infatti prevedibile che il resto della minoranza (Pdl, Lega e una lista civica) non accettasse l’idea di essere rappresentata da un “grillino” ed avesse deciso quindi di puntare sull’ex-vicesindaco. Eletti nella commissione per l’aggiornamento degli elenchi dei giudici popolari Gilberto Signoretti e Angelo Bellumat, mentre nel comitato di gestione dell’Asilo Nido designati Giulio Zallot per la minoranza, Luca Fontanive e Manuel Sacchet per la maggioranza.

Le altre nomine prevedevano invece la designazione di alcuni cittadini all’interno della Commissione Referendum, del Comitato della Biblioteca e della Commissione Pari Opportunità (ritirato all’ultimo momento il punto su Museo Civico e Galleria Rizzarda dove si è in procinto di cambiare il regolamento e l’assetto organizzativo del comitato stesso).
È successo quindi che maggioranza e minoranza - nei numeri indicati dal regolamento - hanno proposto i loro uomini e si sono presentati al tavolo con le nomine già pronte ed accordate, nella speranza quindi si potesse procedere per voto palese. Giochi già fatti insomma. Per questo abbiamo deciso di non votare le nomine degli esperti (leggi qui l’approfondimento).

Ma non tutto è filato liscio per il verso giusto e l’imprevisto alla fine c’è stato, a dimostrazione concreta del funzionamento di questo sistema di nomine partitiche. Per la composizione della commissione pari opportunità (6 esperti di cui 3 nominati dalla maggioranza e 3 dalla minoranza) le candidature presentate dalla minoranza erano quattro, una in più, perché le forze politiche non erano riuscite a raggiungere un accordo: due dal Pdl, una dalla Lega Nord e una dalla lista civica L’Altra Feltre. Alla prima votazione vengono eletti quelli della maggioranza, mentre gli altri non raggiungono il numero minimo di voti (solo 1 voto a testa su un minimo di 2); mentre si cerca una soluzione sul come procedere, tutti sanno che una delle quattro persone dovrà essere scartata. Ma nessuno vuole rimangiarsi promesse già fatte. Zallot (lista civica L’Altra Feltre) invoca un equilibrio nelle nomine, una per forza politica, ma il Pdl rimane fermo sulla sua posizione e vuole due persone. Signoretti (Lega Nord) prima propone il criterio dell’anzianità, poi insegue l’idea di Zallot, per tornare poi sui suoi passi. Nel frattempo la maggioranza, invitata a votare si o no per l’anzianità, annuncia l’astensione per non mettere becco nelle faccende della minoranza. Vista la difficoltà nel procedere, Trento (Pdl) propone il ritiro del punto all’odg, Malacarne (PD) di votare l’anzianità e rimandare poi il punto, mentre un imbarazzato sindaco Perenzin ipotizza un’eventuale sospensione di 10 minuti in modo che la minoranza risolva i suoi problemi e trovi un accordo. Ma il presidente del consiglio non ci sta e mette al voto il criterio di anzianità, limitato solo a questo caso specifico. Alla fine, nell’imbarazzo generale dell’aula, il consiglio decide di far valere il criterio di anzianità: Zallot (L’Altra Feltre) e la maggioranza si astengono, Lise (Sinistra Feltrina) vota contro, mentre Lega e Pdl votano a favore, spianando così la strada alle tre persone che proprio loro avevano nominato e che (caso fortuito?) erano proprio quelli più anziani.

Per la cronaca, l’elenco delle nomine approvate. Commissione per i referendum: Mauro Cassol, Davide Fent, Angelo Pontin. Comitato della Biblioteca: Paolo Slongo, Paolo Donazzolo, Fiorito Gandolfo, Valentina Cossalter (per la maggioranza) e Antonio Molisse, Daniela Cingolani, Gianfranco De Nato (per la minoranza). Commissione per le Pari Opportunità: Zoubida Ghezali, Michela Marchet, Cinzia Lusa (per la maggioranza) e Francesca Bona, Ilenia Renta ed Elena Polesana (per la minoranza).