venerdì 17 dicembre 2010

Centro commerciale naturale e grandi strutture: l’abisso tra il dire eil fare

Leggo sul Gazzettino del 16 dicembre le dichiarazioni del sig. Piolo a proposito del centro commerciale naturale urbano, descritto come “unico strumento delle cittadine come Feltre per contrastare le grandi strutture di vendita della periferia”. Nonostante l’idea possa essere una valida proposta per la riqualificazione del centro storico e della cittadella - sempre che vada in porto, ovviamente - non mi spiego però la posizione (a mio avviso, ambigua) del sig. Piolo. Infatti voglio ricordare che, meno di un anno fa, il gruppo consiliare “Noi Feltre” - allora formato dai consiglieri Piolo e Vettorel (prima che si dirigessero “verso l’Europa”) - votò favorevolmente alla piastra commerciale di oltre 4mila metri quadri prevista nell’area Altanon, a due passi dal centro storico, con la costruzione dell’ennesimo supermercato, di un Brico, di un negozio di elettronica e di uno per animali. Da un lato la difesa della cittadella, dall’altro l’approvazione di una zona commerciale di medie dimensioni nel cuore della città. O i due consiglieri hanno cambiato ideali nel giro di dieci mesi, oppure è proprio vero che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.


Riccardo Sartor
FELTRE

martedì 26 ottobre 2010

Anziché modificare la viabilità, si pensi alla salute dei cittadini

Sensi unici, doppi sensi, inversioni di marcia, mini-rotatorie: la viabilità di Feltre sembra un percorso ad ostacoli per appassionati di acrobazie su strada. È un rebus per il quale si improvvisano soluzioni avventate dalla sera alla mattina (senza nemmeno la firma del sindaco!), sconvolgendo le abitudini stradali dei feltrini che, senza alcun preavviso, si ritrovano inattese mini-rotatorie in mezzo alla strada, sensi unici invertiti e vie aperte alla doppia circolazione. Molti cittadini ci hanno segnalato che spesso il cambio di viabilità è mal segnalato, con la mancanza di strisce sul fondo stradale, come nel caso di via Bovio, all’altezza dell’istituto Rizzarda, dove dovrebbe essere chiaro a tutti che, dopo anni, un senso unico è diventato a doppio senso di circolazione.

A giudicare poi dalle ultime modifiche alla viabilità nel “triangolo delle Bermuda” di via Montegrappa, via Montelungo e via Vignigole (dove qualcuno puntualmente perde l’orientamento), le soluzioni adottate non sembrano nemmeno avere una logica globale ben studiata. Non è un caso che l’assessore competente abbia già annunciato l’intenzione di togliere l’inversione di marcia dal bar Corrà al monumento e di mettere mano alla mini-rotatoria di fronte alla Cruna.

Perché attuare queste rischiose soluzioni, per poi fare piccoli retrofront, con dispendio di tempo, lavoro e soprattutto soldi pubblici? Perché modificare quel tratto quando ormai i cittadini si erano abituati alla vecchia viabilità? E, soprattutto, è moralmente giusto modificare la viabilità senza interpellare, perlomeno, commercianti e cittadini residenti nei tratti interessati? Anche in questo caso, il coinvolgimento della popolazione è pari a zero, le decisioni vengono imposte dall’alto, con un sindaco che divide il suo tempo fra la città e gli incarichi di senatore e segretario della Lega.

Capiamo la tendenza a disfare l’operato della precedente amministrazione, ma non stiamo forse esagerando? Non sarebbe bene concentrarsi su come limitare il traffico in centro città? Di fronte all’allarme lanciato da Legambiente («Nell'aria di Feltre si respirano veleni»), con la nostra cittadina maglia nera nel Veneto per i livelli di benzo(a)pirene (concentrazioni doppie rispetto ai limiti di legge) e polveri sottili (anche quest’anno il limite dei 35 sforamenti annuali verrà superato), cosa fa l’amministrazione oltre a lanciare comunicati per rassicurare i cittadini e rispondere che la colpa è, come sempre, delle stufe a legna, degli incendi di sterpaglie e del mancato ricambio d’aria in vallata? Se “i cittadini di Feltre hanno il diritto di vivere in un ambiente sano”, perché non si fa nulla per limitare il traffico, una delle principali cause dell’inquinamento?

Feltre sta diventando sempre più una città senza un futuro, senza idee, incerta addirittura del suo presente. I cittadini sono stufi di questo modo di fare politica, che continua imperterrito ad escludere la città da ogni decisione.

mercoledì 20 ottobre 2010

Impianto ex-Merotto, interviene il Movimento Cinque Stelle

A pochi giorni dal via libera all'ampliamento dell'impianto ex-Merotto a Pez di Busche, con la costruzione di una torre alta 33 metri per la produzione di asfalti, interviene il MoVimento Cinque Stelle di Belluno-Feltre, reduce da un incontro con alcuni cittadini di Pez che si oppongono al progetto.

"I cittadini non sono stati interpellati, ma sono venuti a conoscenza del progetto solo durante una presentazione pubblica, segno di un’evidente mancanza di trasparenza da parte degli organi competenti e di un fallito coinvolgimento della popolazione locale" dicono i portavoce del Movimento, che lanciano poi una critica a tutti i politici: "Nessuno si è mai mosso con una visione a 360° per fare un completo ragionamento sull’impianto, sulla sua collocazione e sulle conseguenze di un eventuale ampliamento. Chi di dovere si è semplicemente barricato dietro il beneplacito della Sovrintendenza, aggirata dall’arroganza del privato e del suo potere economico". "È qui che entra in gioco il ruolo della politica. Bisogna che gli amministratori locali prendano in mano la questione e la esaminino in un’ottica futura: se questo impianto nuoce alla salute dei cittadini bisogna trovare una soluzione concreta".

Il Movimento sottolinea il problema di fondo: "A detta dei residenti, sono ben quarant’anni che la torre (tutt’ora fuorilegge) produce inquinamento, polveri e rumori, in una zona demaniale data in concessione idrica, Sito di Interesse Comunitario e Zona di Protezione Speciale, nei pressi di un lago che è passaggio di rotte di migrazione dell’avifauna, habitat idoneo per la conservazione delle popolazioni di uccelli selvatici migratori. Una zona splendida dal punto di vista ambientale, dove tutti i progetti che hanno incidenze significative devono essere assoggettati alla procedura di Valutazione di Incidenza Ambientale". E quindi le considerazioni sul progetto: "Su questo sito si innalzerà un’impattante torre di 33 metri destinata alla produzione di bitume (produzione tre volte superiore rispetto all’attuale), con uno sproporzionato incremento di traffico e conseguenti rumori, ma soprattutto con un ragionevole aumento di emissioni (per le quali, a detta dei cittadini, mancano ancora dati certi). Non verrà nemmeno creato nessun nuovo posto di lavoro, quindi si tratterà di un ampliamento esclusivamente a beneficio del privato, l’Ascon, società gestita dai più grossi asfaltatori della provincia".

"Se spostare l’impianto in un sito alternativo, come richiesto inizialmente dai cittadini, non è possibile, si ragioni almeno sui vecchi progetti di riqualificazione e mitigazione ambientale dell’area, a detta dei cittadini stralciati. Sarebbe indispensabile la messa a norma dell’impianto, un controllo serrato delle emissioni in aria, l’obbligo a mantenere il deposito degli inerti solo temporaneamente e con cumuli di altezza non superiore ai cinque metri. Inoltre sarebbe interessante un eventuale modifica e spostamento della viabilità verso Santa Giustina, il frequente passaggio di spazzatrici e l’utilizzo di irrigatori per evitare la dispersione in aria delle polveri, al fine di permettere ai residenti di convivere con l’impianto".

"Ma la nostra domanda sostanziale è questa: perché concedere al privato di triplicare la produzione? E perché il privato ha già l’impianto pronto per la messa in opera, nonostante il procedimento legislativo e burocratico non sia ancora giunto a conclusione?"

"Inoltre, è una coincidenza il fatto che venga richiesto questo ampliamento di produzione nel stesso momento in cui viene presentato anche il progetto per la centrale di Busche? Ricordiamo infatti che il materiale proveniente dalla galleria di 11 chilometri (circa 600mila metri cubi di roccia) verrà stoccato proprio nell’impianto ex Merotto di Pez, con un transito di circa 140mila camion in quattro anni (uno ogni dieci minuti). C’è forse una connessione di guadagni in questo?

giovedì 7 ottobre 2010

Il MoVimento ha incontrato l'assessore Riposi. Ma restano ancora perplessità.



Martedì 5 ottobre il Movimento Cinque Stelle di Feltre ha incontrato l’assessore Riposi per parlare della gestione dei rifiuti. Fin da subito l’assessore si è dimostrato piuttosto arrabbiato nei nostri confronti. Avevamo anche fatto esplicita richiesta che l’incontro fosse video-ripreso, come ulteriore occasione per comunicare con i cittadini e dare quelle risposte tanto sperate, ma l’assessore non ha consentito le riprese. Per evitare un possibile scontro, non abbiamo voluto insistere e abbiamo accettato, purché l’assessore avesse risposto alle nostre domande e avesse fatto chiarezza sul tema della gestione dei rifiuti.

Riposi non ha gradito le diverse uscite sulla stampa da parte del movimento (“avete scritto cavolate”) e soprattutto non ha digerito la videointervista fatta alla signora Poli di Vedelago (“avete messo su Youtube un video che avete cannato su tutti i fronti”). Riposi ha precisato di non essere mai intervenuto sulla vicenda di Vedelago, di non sapere nulla della delibera per recuperare i crediti da Vedelago (anche se la delibera recita “sentito l’assessore competente Raffaele Riposi”) e di non essere mai stato al corrente di una proposta di “gestione virtuosa” da parte del centro di riciclo (anche se un operaio comunale, presente all’incontro, ha poi accennato ad una presunta “esternalizzazione” del servizio, il che fa pensare che “forse la proposta era stata abbracciata dalla precedente amministrazione”).

A quel punto, constatata la possibile estraneità dell’assessore ai fatti di Vedelago, abbiamo chiesto la sua disponibilità ad intervenire ad un incontro pubblico con la signora Poli per fare chiarezza sulla questione e dare una corretta informazione ai cittadini. Ma l’assessore ha immediatamente respinto la richiesta (“Io non voglio assolutamente incontrare la signora di Vedelago. Ci incontreremo nelle sedi opportune”). Riposi si è lamentato di essere stato “malamente inveito” e di essere ingiustamente vittima di una “situazione molto pesante in qualità di persona pubblica” (“Prendere dello stronzo o dell’incompetente in maniera gratuita non è piacevole. Io vanto trent’anni di attività, in cui mi sono sempre battuto per l’ambiente e per il portafoglio dei cittadini. E con la signora di Vedelago sono cinque anni che non parlo più”).

L’assessore ci ha detto di non centrare nulla nemmeno sulla decisione di cambiare il punto di riferimento per il conferimento della plastica (da Vedelago a Sandrigo), “decisione assunta autonomamente, contro il mio parere, dalla comunità montana”. Riposi ci ha detto anche di aver “sempre supportato Vedelago, come efficienza e capacità di fare le cose” e di averlo per primo fatto conoscere in provincia.

Poi l'assessore si è calmato e così abbiamo iniziato a parlare del sistema di gestione dei rifiuti. Riposi ha precisato innanzitutto che la gestione della differenziata (carta, plastica, vetro, umido) spetta alla Comunità Montana Feltrina, mentre sul secco sono i singoli comuni a decidere.

Per quanto riguarda il comune di Feltre, Riposi ci ha detto che la scelta delle calotte (che “sono in affitto”) è stata dettata da molte variabili ponderate “a favore di un futuro”: “Si utilizza un mono operatore che dal punto di vista della raccolta è il meno costoso in assoluto; si sono utilizzati i mezzi di raccolta già presenti, altrimenti il Comune avrebbe dovuto fare un enorme investimento per cambiare camion e attrezzature; ed infine, in nome della sicurezza e del rischio biologico, questo metodo si rivela il più sicuro per gli addetti allo svuotamento dei cassonetti”.
Riposi ha poi parlato del porta a porta che, secondo alcuni studi, “ha un incidenza ambientale, come emissioni in atmosfera, pari a quella di un inceneritore” ed è un metodo che “ha un vantaggio maggiore, ma dal punto di vista dei costi e della logistica, man mano che caleranno i contributi Conai, avrà pesanti ricadute sui cittadini”. Poi Riposi si è detto incerto se sia meglio mandare il secco all’inceneritore o al riciclo, dal punto di vista dei costi. A quel punto gli abbiamo fatto notare che sicuramente non è salutare per i cittadini mandare il secco ad incenerire, ma Riposi ha difeso gli inceneritori in nome delle tecnologie più avanzate.

Per quanto riguarda i cassonetti del secco che si aprono anche senza la chiavetta elettronica, Riposi ha detto che “non è colpa del comune ma del costruttore”, che Feltre è “il comune pilota per questo tipo di problema” e che la ditta incaricata provvederà a sigillarli. Non ci ha spiegato, però, se questi costi ricadranno ancora sui cittadini.

Poi l’assessore ha ribadito che “l’aumento della raccolta differenziata è stato un exploit a Feltre, oltre l’80%”, passando “dalle 50 tonnellate alle circa 415 tonnellate”. E sulla qualità della differenziata ha precisato che “è una delle migliori della Comunità Montana Feltrina”, che “il riciclato è aumentato del 70%” e che “è diminuito sostanzialmente il secco”. Secco che viene consegnato al Maseròt e che, successivamente, finisce nel centro di incenerimento di Padova, insieme al 24% della raccolta differenziata (lo scarto). E pensare che, se si fosse optato per una soluzione con il centro di Vedelago, il secco e lo scarto avrebbero potuto essere riciclati e produrre malte cementizie e calcestruzzi per ottenere manufatti e prodotti tipici dell’edilizia che trovano largo impiego nel mercato, con vantaggi e ritorni economici sia per il comune che per la collettività.

venerdì 1 ottobre 2010

Ancora sui rifiuti, il MoVimento 5 Stelle replica alle ultimedichiarazioni dell'assessore

Non c'è tregua sui rifiuti a Feltre. O perlomeno, il MoVimento Cinque Stelle non vuole darsi per vinto e continua la sua battaglia contro il sistema di gestione dei rifiuti recentemente adottato dal Comune di Feltre. Al centro della polemica, l'introduzione dei cassonetti a calotta metallica ed apertura elettronica.

«E' stato sperimentato anche in altre realtà italiane, ma i risultati sono stati decisamente insoddisfacenti» dicono gli attivisti del movimento. «Favorisce l’abbandono, non responsabilizza i cittadini al decoro. Chi trova difficoltà ad aprire il cassonetto del secco, o lascia per terra il proprio sacchetto contribuendo al degrado urbano o, peggio, lo butta nei cassonetti della carta, della plastica o dell’umido». Quindi le conseguenze. «Aumenta il grado di impurità della differenziata, ostacolando il raggiungimento degli obbiettivi qualitativi di raccolta previsti per legge e aumentando così anche il costo sia della successiva selezione presso centri specializzati sia dell’eventuale smaltimento in discarica o all’inceneritore, con gravi danni alla salute dei cittadini». Poi il movimento precisa che il sistema, oltre a non contribuire «ad aumentare il riciclo dei materiali verso il quale invece dovrebbe puntare con forza ogni comune», è anche «inaccessibile per persone su sedia a rotelle e con problemi di deambulazione, ha bisogno di ripetuti passaggi per la pulizia delle piazzole ecologiche e di ronde degli addetti per multare i cittadini inadempienti».

Nel comunicato stampa, il movimento replica anche alle ultime dichiarazioni dell'assessore comunale competente, Raffaele Riposi (con il quale avrà un incontro a breve). «L’assessore Riposi oggi ha dichiarato che i cassonetti del secco verranno sigillati. Ci chiediamo come questo non sia stato fatto sin dall’introduzione del nuovo sistema, visto che il conferimento del secco solamente attraverso la calotta obbliga che il coperchio del cassonetto debba essere bloccato. Altresì ci chiediamo quanto costerà al Comune (e quindi ai cittadini) questa ulteriore spesa, non preventivata, dato che sono numerosi i cassonetti del secco che tutt’oggi si aprono anche manualmente». «Riposi ha detto che “diventeremo i primi ad attuare questo sistema a livello nazionale”. Se con quest’ultima affermazione l’assessore si riferisce alla chiusura dei cassonetti, rispondiamo sorridendo che forse è perché Feltre è l’unica città italiana che ha installato i cassonetti a calotta permettendo allo stesso tempo l’apertura senza il chip elettronico».

Infine una precisazione sul previsto "sconto" del 5% sulla bolletta dei rifiuti. «La chiavetta elettronica serve a registrare il numero di conferimenti del secco; di conseguenza ogni utente paga in base a quante volte ha aperto la calotta. L’assessore Riposi ha parlato di una riduzione del 5% dei costi che gravano sui cittadini. Ma se questo sconto viene applicato per tutti i cittadini, a nostro parere, significa che non esiste una vera e propria tariffa per il conferimento del secco e che quindi i cittadini pagano ancora una tassa sui rifiuti. Effettivamente nelle altre realtà che hanno sperimentato questo metodo, le calotte non hanno mai permesso la contabilizzazione del secco prodotto e, di conseguenza, il passaggio dalla tassa alla tariffa». «È per tutti questi motivi che la maggior parte dei comuni italiani (così come tutte le città europee) stanno adottando negli ultimi anni un sistema di raccolta differenziata di tipo “porta a porta”, regolato a seconda delle diverse realtà territoriali».

Bocciato, dunque, il sistema delle calotte. «Con la cifra spesa per adattare i cassonetti ed acquistare le chiavette avremmo potuto creare nuovi posti di lavoro, anziché sperperare inutilmente denaro pubblico in una forma di organizzazione della raccolta differenziata vecchia, obsoleta e dismessa da tutto il resto del mondo perché altamente inefficiente». Qualora il sistema si dimostri efficiente, il MoVimento Cinque Stelle di Feltre-Belluno promette di rivedere le proprie posizioni.

martedì 14 settembre 2010

Sui rifiuti, ora l’assessore risponda ai nostri interrogativi

A due settimane dalle accuse lanciate da Vedelago constatiamo che l’assessore Riposi ha preferito non rispondere. Sulla vicenda che lega Feltre al centro di riciclo ci sono tante (troppe) domande, ma purtroppo nessuna risposta. L’assessore si è trincerato dietro il lapidario e giudizioso commento del sindaco Vaccari (“Non accettiamo lezioni da Vedelago”). Riposi, invece, dovrebbe chiarire la situazione di fronte ai suoi cittadini. Spieghi ai feltrini perché non ha continuato la strada intrapresa insieme al centro di Vedelago, che avrebbe portato ad una gestione virtuosa dei rifiuti. Illustri perché il comune ha interrotto bruscamente la proposta di Vedelago, sprecando così tempo, energie e soldi pubblici. Risponda al perché ha preferito mandare il rifiuto secco in discarica o all’inceneritore anziché riciclarlo e produrre materiali inerti per l’edilizia.

Quando parla della gestione dei rifiuti, l’assessore deve tener conto anche della salute pubblica (e non solo della città, ma in generale!). Discariche e inceneritori (verso i quali lo stesso Riposi nutriva particolare interesse) provocano danni irreversibili all’ambiente e alla salute di una comunità. Si pensi alle scorie e alle emissioni degli inceneritori (gas serra, polveri, diossine, micro e macro inquinanti). Tutto questo oggi può essere evitato. Bisogna però puntare ad una raccolta differenziata spinta che miri al massimo riutilizzo e riciclaggio dei rifiuti. Un piano rifiuti fondato sulla differenziata vera e sul trattamento meccanico biologico eviterebbe il ricorso alle discariche ed agli inceneritori, con enormi vantaggi (anche economici) per comuni e cittadini. Perché non vogliamo muoverci in questa direzione? Se l’assessore Riposi non ha scheletri nell’armadio, allora risponda al MoVimento Cinque Stelle, che invano (dopo due mesi) per la terza volta gli ha chiesto un incontro. Certi che da buon amministratore Riposi voglia chiarire questa situazione, lo invitiamo ad intervenire ad un eventuale dibattito pubblico sul tema dei rifiuti, insieme alla responsabile del centro di Vedelago. In questo modo i cittadini potranno sentire entrambe le “campane” di questa complicata vicenda e trarre le loro conclusioni.

lunedì 13 settembre 2010

Feltre: al centro storico “morto” non serve una funicolare

Funicolare di Bergamo. Una anche a Feltre per 44 metri di dislivello?Quarantaquattro metri di dislivello per passare da Pra’ del Moro al centro storico con un accesso meccanizzato dietro il Colle delle Capre. In merito alla funicolare, vorrei dire che io sono stato in alcune cittadine della Toscana, dove i centri storici si possono paragonare a quelli di Feltre. Ma lì non ho visto funicolari. La gente (numerosa) si incamminava per le vie (non pianeggianti) e arrivava fino in cima perché era attratta da quello che veniva offerto all’interno. Sono anni che si parla della lenta morte del centro storico (la “città museo”) e non si fa nulla per evitarla. Almeno proviamo a copiare altre zone d’Italia. Un tentativo deve essere fatto: serve un po’ di buona volontà e forse nemmeno molti soldi da spendere. Il tutto deve essere fatto in collaborazione di chi, da questo, potrebbe anche trarne vantaggio economico.
Moreno Scopel

domenica 12 settembre 2010

Sui rifiuti, dati “ingannevoli”. Quanti rifiuti sono effettivamentericiclati e quanti finiscono in discarica?

Nella sua ultima conferenza stampa l’assessore alle politiche dei rifiuti Riposi ha sfoderato ai giornali un po’ di numeri per tranquillizzare i cittadini sul nuovo sistema di gestione dei rifiuti. Ha parlato di una “riduzione significativa”, del “dieci per cento di risparmio” e di una raccolta differenziata che “supera il 70 per cento”.

Tante parole, ma poco o nulla di concreto. Dopo quattro mesi dalla nuova gestione, ancora non si conosce la cifra che dovrà sborsare ogni singolo cittadino per il conferimento dei rifiuti. Il periodo di prova del nuovo sistema si allunga e l’applicazione della tariffa slitta di mese in mese. Quando avrà inizio la tariffazione? Quanto graverà sui cittadini? Ma, soprattutto, come sarà possibile applicare una tariffa precisa in un sistema compromesso dai cassonetti a calotta che si aprono anche senza la chiavetta elettronica? Quanto e come il conferimento del secco, non registrato dal chip elettronico, influirà sulla tariffa?

L’assessore ha parlato di picchi record della raccolta differenziata, ma qual è veramente la qualità del differenziato? Semplicemente sbirciando nei vari cassonetti sembra che spesso il rifiuto differenziato sia di scarsa qualità. La responsabile di Vedelago, Carla Poli, alle nostre telecamere aveva detto che la qualità del differenziato di Feltre è «uno schifo» perché «mescolano tutto». «Quando venivano qua a conferire la plastica» aveva evidenziato la responsabile del centro «nonostante i grandi proclami sulla qualità della raccolta differenziata - che allora era al 30% circa - lo scarto era del 20-26%, su un massimo di errore consentito pari all’8%». «Quindi» aveva sottolineato «togliendo lo scarto, Feltre sarebbe addirittura sotto ai limiti imposti dalla Comunità Europea, con il rischio di pagare una multa salata».

Quindi quel 70% di raccolta differenziata propinato alla stampa dall’assessore Riposi è un dato ingannevole, poiché l’effettiva qualità del conferimento può risultare molto diversa. L’unico parametro che può indicare l’effettivo corretto funzionamento della raccolta differenziata è l’indice di riciclo effettivo (il comune di Ponte nelle Alpi, per esempio, ha un indice di riciclo pari al 90%). Qual è la percentuale, in quel 70%, di riciclo effettivo? Quali sono le percentuali di carta, vetro e “plastica” (o meglio imballaggi) effettivamente riciclati?

L’assessore Riposi, quindi, non si sogni nemmeno di dire alla stampa e ai cittadini che quello di Feltre è un comune “riciclone”. Piuttosto dica che è un comune “raccoglione”.

lunedì 30 agosto 2010

Sui rifiuti Feltre ha rinunciato a Vedelago

La miccia è accesa. La gestione dei rifiuti in città è ancora una polemica rovente. Dopo la delibera della giunta comunale che ha aperto una partita legale (l’ennesima) contro il Centro di Riciclo di Vedelago, gli attivisti feltrini del Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo sono scesi nei giorni scorsi nella cittadina trevigiana per chiedere delucidazioni sulla faccenda. A parlare di fronte ad una telecamera è direttamente la titolare e responsabile del centro, Carla Poli, che getta fiamme e fuoco sull’amministrazione comunale e sull’assessore alle politiche dei rifiuti Raffaele Riposi. Guarda il video dell'intervista.

«Noi collaboriamo con enti pubblici e privati. Comuni e aziende vengono dai noi per chiedere di occuparci dello smaltimento dei loro rifiuti a causa dei costi elevatissimi, centinaia di migliaia di euro» dice la responsabile dell’impianto che riesce a riciclare quasi il 99% dei rifiuti che riceve (compresa la parte secca del rifiuto). «Anzi» precisa «non sono rifiuti. Noi dobbiamo eliminare il termine rifiuto. Qui stiamo parlando di materiali che possono essere riciclate per dare vita a nuovi prodotti».

Parlando del bellunese, la signora Poli precisa che «tranne Ponte nelle Alpi e qualche comune, nessuno ha adottato il sistema proposto dal nostro centro». È qui che si accende la polemica: «A Riposi, che è quindici anni che è sopra le sedie, non gliene fregava niente di tutto questo. Ma allora non farmi perdere tempo. Dimmi se il tuo fine ultimo è quello di fare l’inceneritore o la discarica. E non prendermi in giro».

Qui la Poli è particolarmente irritata. Vola anche una parolaccia. Sulla Comunità Montana dice che i dirigenti «sono degli indolenti. Non si accontentavano che venissi ad illustrare loro il nostro metodo e il nostro approccio per fare informazione nelle scuole, ma volevano che io andassi scuola per scuola a spiegare questo sistema. Dovevo fare tutto io. Ma non ce l’hai gente capace di parlare agli studenti? Io non sono di Feltre, non conosco le esigenze, i metodi, la cultura di questo territorio». Poi precisa che «qui non siamo in televisione, non dobbiamo fare spot. Dobbiamo fare cultura. Altrimenti non ci siamo con i concetti primari».

Gli attivisti del Movimento allora chiedono ulteriori spiegazioni sulla faccenda: il centro di riciclo di Vedelago aveva proposto concretamente una “gestione virtuosa” dei rifiuti al Comune di Feltre? «Certo. E sembrava che partissero con questo sistema. Però sono percorsi a lungo termine. Si deve partire da un’informazione corretta prima nelle scuole e poi nelle famiglie. Devi gestire una corretta raccolta dei rifiuti. E non si possono avere risultati subito dopo un mese, perché devi avviare tutta la filiera. Ma alla fine riesci ad ottenere risultati brillanti, come è successo in Italia, da nord a sud» dice la titolare del centro. «Evidentemente far fatica non piace a tutti, visto che ad un certo punto è arrivato qualcuno che ha deciso di interrompere tutto e di avviare un bando per affidare la gestione dei rifiuti a chi costava meno».

Ma quali sono realmente i costi totali? La Poli se lo chiede: «Fatevi dire i costi totali dello smaltimento dei rifiuti di Feltre. E tenete conto anche del costo, previsto dalla legge, per i danni alla salute provocati dalle discariche». «Così tutto il nostro investimento iniziale è andato in fumo. Sono io che dovrei chiedere i danni al Comune. Io e il mio assistente siamo venuti su e giù per mesi. Perché loro non avevano il tempo o non volevano fare quello che era da fare. Perché fare una cosa vuol dire impegnarsi in prima persona». Poi continua: «Avevamo iniziato il percorso, lavorando quasi due anni. E si è fatta poca strada, perché non c’era il supporto al territorio. Poi hanno deciso diversamente. Ma allora io non sono qui a fare il tappabuchi, ma ti aiuto a percorrere una strada che ti porti ad una gestione corretta, risparmiosa e rispettosa dell’ambiente e dei cittadini».

La possibilità di gestire diversamente i rifiuti, quindi, c’era. Con una raccolta differenziata corretta, i rifiuti sarebbero stati completamente riciclati, compresa la parte secca del rifiuto, con la quale il centro di Vedelago produce composti inerti per l’edilizia. Ma l’amministrazione non ha voluto intraprendere questa strada. Perché?

Quando gli attivisti fanno notare che il comune ha adottato il sistema dei cassonetti a calotta, la titolare del centro boccia sbotta e boccia il metodo: «È sbagliato. È un sistema obsoleto e dismesso dal resto del mondo. In Europa neanche se lo sono sognati. Dappertutto fanno il porta a porta, anche qui nel trevigiano. Possibile che solo a Feltre non siano capaci di istituire un porta a porta? E sprecano soldi nelle calotte che si aprono senza la chiavetta elettronica. È una gestione fuori di testa».

E sulla delibera della giunta, la responsabile del centro precisa che «è il Conai (Consorzio Nazionale Imballaggi) a dare il contributo per il conferimento della plastica. Io non sono il Conai. Io faccio solo da tramite. Devo attendere che il consorzio nazionale mi rimborsi e poi io ti pago la tua quota. Ma ci vuole pazienza. Perché io ho lavorato per riciclare i tuoi rifiuti e prendo i soldi per il mio lavoro. Tu li vuoi prendere… ma cosa hai fatto? Niente. Allora calma, aspetta».

Infine l’appello: «Ora mi rispondano. Io voglio un incontro pubblico con Riposi, voglio che spieghi alla cittadinanza le sue scelte». Intanto il Movimento Cinque Stelle ha inviato all’assessore Riposi un’email chiedendo la sua disponibilità ad una video-intervista, in modo che possa fornire eventuali repliche, al fine di fornire una corretta informazione ai cittadini sui motivi e sui costi del nuovo metodo di raccolta dei rifiuti adottato dal Comune. Sperando che, questa volta, risponda...

giovedì 22 luglio 2010

Sui rifiuti articolo scomodo. Il sindaco di Feltre chiama il MoVimento

Questa mattina abbiamo ricevuto una telefonata inaspettata:  " Buongiorno sono Gianvittore Vaccari , le faccio una telefonata di cortesia per dirle che non ho gradito le ultime critiche uscite sui giornali". Il sindaco di Feltre aveva il nostro numero di telefono in quanto gli telefonammo nel mese di gennaio per chiedere se qualche consigliere del suo partito poteva venire al nostro gazebo per autenticare le firme raccolte, come richiesto dalla legge, per poter partecipare alla competizione elettorale regionale.

La Lega Nord ci ha aiutato, sia nel comune di Belluno, con la presenza al gazebo del consigliere comunale Silvano Serafini , sia a Feltre e Pedavena con il consigliere provinciale Nunzio Gorza. Non va però dimenticato che anche altri partiti , IDV , UDC , PDL e PD sono venuti ai gazebo ad autenticare le 1327 firme che hanno permesso la presenza del contrassegno MoVimento beppegrillo.it sulla scheda elettorale.

Al telefono abbiano cercato di spiegare al Sindaco Vaccari che la nostra richiesta di autentica delle firme ed il ruolo istituzionale che viene assegnato dalla legge ai consiglieri comunali e provinciali prima della campagna elettorale NON VA CONFUSO con la dialettica politica e con la nostra denuncia dei problemi che rileviamo giorno dopo giorno e che derivano dalle scelte della sua amministrazione.

L'aiuto ricevuto nella raccolta firme non può in alcun modo intereferire con le quotidiane mancanze rilevate sul territorio , che il moVimento beppegrillo.it HA IL DOVERE di denunciare pubblicamente.

Abbiamo ricordato inoltre al Sindaco Vaccari che la Lega Nord per l'indipendenza della Padania nel comune di Belluno durante l'amministrazione De Col di centro-sinistra, ha utilizzato gli stessi mezzi per denunciare il mal funzionamento della raccolta differenziata.

Infine abbiamo detto al Sindaco Vaccari che nel momento in cui la problematica dei rifiuti verrà risolta , il MoVimento 5 Stelle uscirà con una nota in cui mostrerà la propria soddisfazione per la risoluzione di questa problematica. E questo per dimostrare che non cavalchiamo solo l'onda emotiva di protesta che ha magari come scopo sottrarre voti al suo partito , ma sappiamo anche dare i meriti quando le problematiche che denunciamo vengono prontamente risolte.

mercoledì 21 luglio 2010

Banda larga a Feltre: l'assessore veneto per l'E-Government ci harisposto

Buongiorno Assessore, vivo a Feltre, in provincia di Belluno. Nella zona dove abito non c'è copertura adsl e mi sono visto costretto a stipulare un contratto con un fornitore adsl wifi, purtroppo però non ho lo stesso una connessione al pari ad un adsl telefonico. Secondo me è passato abbastanza tempo da quando sono state consegnate le frequenze per il WiMax a chi aveva vinto le aste e credo che si dovrebbe cominciare ad usarlo, purtroppo qui da noi non è ancora possibile e mi chiedevo se la regione si sta interessando a questa cosa. Trovo inaudito che nel 2010 ci sia ancora un così tale digital divide, quando ci sarebbero tutti i mezzi per eliminarlo, chiedo a lei dunque maggiori informazioni e spero di cuore che tra i tanti argomenti trattati dalla Regione Veneto ci sia anche questo.
Nel ringraziarla le porgo i più distinti saluti.
Andrea Fontanive



Egr. sig. Fontanive,
con riferimento alla Sua richiesta, abbiamo preso subito contatti con la Direzione Sistema Informatico della Regione Veneto, che è la struttura amministrativa che si occupa della materia informatica, per avere delucidazioni in merito.

In data odierna abbiamo ottenuto le informazioni richieste che provvediamo a trasmetterLe di seguito:

Con riferimento alla richiesta inviata, si precisa che sono in corso azioni che prevedono interventi per portare la larga banda in alcune aree della provincia di Belluno che ricadono in digital divide.

Come noto, l’Amministrazione nell’individuazione dei propri fornitori ha l’obbligo di osservare la normativa comunitaria che prevede l’espletamento di procedure ad evidenza pubblica con una definita tempistica da rispettare.

La gara d’appalto, indetta con Decreto del Dirigente regionale della Direzione Sistema Informatico n. 78 del 7/7/2009, è stata aggiudicata ad una società che utilizza la tecnologia Wi-Max ed è concessionaria di licenza per il Veneto rilasciata dal Ministero delle telecomunicazioni.

L’attività prevede la copertura di alcune aree della provincia di Belluno (in totale 13 interventi) tra le quali sono previste le frazioni di Villa Paiera (zona industriale) e Vellai del Comune di Feltre.

Sperando di aver risposto a quanto richiesto, cordiali saluti.

Per ulteriori approfondimenti si può contattare lng. Elvio Tasso della Direzione Sistema Informatico

La Segreteria della Vicepresidenza

lunedì 19 luglio 2010

Teatro La Sena a Feltre: "Accessibile, ma non fruibile dai cittadini"

Pubblichiamo un'interessante lettera-analisi di Mauro Fantinel, regista e attore teatrale, sul Teatro de La Sena di Feltre.

Ho ascoltato e visto sabato scorso “Quaderni Feltrini” diretto da Laura Pontin, la parte riguardante il teatro di Feltre, la sua apertura e quanto è stato espresso dal nostro assessore alla Cultura, l'architetto Trento Ennio.
Premetto che ringrazio fortemente tutti coloro che si sono adoperati per far in modo che il teatro comunale venga aperto e sia reso accessibile alla popolazione. Ho ascoltato con attenzione e ho sentito tante belle parole ben impostate per quello che riguarda la costruzione, i posti a sedere, l’architettura e lo stabile, poche parole, anzi pochissime per quanto riguarda la cultura.

Ricordo un’affermazione dell’assessore che dice che il teatro verrà restituito ai cittadini, in realtà sarà per i cittadini, come sarà accessibile, ma non fruibile dai cittadini.

Mi permetto di dire questo, come rappresentante e presidente di un’associazione di teatro e danza, perché non molto tempo fa, parlando appunto con l’assessore Trento, egli ha affermato che se dobbiamo presentare progetti di tipo teatrale non troveranno spazi disponibili, in quanto davanti a tutte le associazioni culturali amatoriali no profit, ci sono professionisti che hanno sicuramente la priorità e inoltre esiste una fondazione che esige un progetto ben definito, che va ben oltre le capacità di associazioni che si adoperano in maniera amatoriale, tengo a precisare che ciò non significa che la nostra arte sia meno professionale.

Nel documento programmatico del comune 2007-2012 è stato scritto di voler adottare un contenitore culturale dedicato agli artisti di origine e di adozione feltrina dove le diverse espressioni d’arte possano trovare sostegno ed affermazione e dove si riesca a favorire la crescita culturale della comunità locale secondo la sua specificità.
Un maggiore rafforzamento della rete del volontariato protagonista principale delle attività culturali ritenendo fondamentale un giusto equilibrio tra domanda ed offerta, cercando una rilevante trasformazione degli spazi culturali.

Con la fondazione Teatri delle Dolomiti negli anni 2005/2007 le associazione culturali artistiche avevamo trovato un accordo di massima e stavamo lavorando perché anche il teatro, la musica, l'arte amatoriale trovasse degli spazi, si rafforzasse e riuscisse a disegnare dei progetti culturali in modo da essere presenti nel territorio. In poco tempo siamo riusciti a trovare una solidarietà tra associazioni feltrine creando un sodalizio nominato Chiné Arts che interagiva con la Fondazione Teatri e con il Tib Teatro.

Purtroppo questo progetto è sfumato, non per volere delle associazioni, ma per lotte intestine all’interno della Fondazione Teatri, Il TIB e il Comune di Feltre che non ha dimostrato alcun interesse, né si è adoperato a far funzionare le attività come era nei progetti programmati, indipendentemente dalla linea politica, dall’allora Architetto Velo.

Un teatro a Feltre, perché venga si usato, ma anche perché esista una formazione artistica, prospettata da parte nostra attraverso dei progetti di teatro, musica, danza, e non solo anche a livello sociale per coloro che trovano difficoltà nella vita quotidiana, a dare voce alla propria espressione e non di meno, all'organizzazione di rassegne di tipo amatoriale dove anche i nostri artisti locali possano avere uno spazio. Progetti presentati in comune e dei quali purtroppo non abbiamo mai avuto risposta.

Le cose belle avvengono perché le persone si rimboccano le maniche e nessuno glielo chiede. Feltre ha dei giocatori, tanti e formidabili… ma mancano come sempre i campi da gioco, e anche quando questi ci sono, vengono occupati dai poteri individuali (in quanto un campo libero SPAVENTA).

Quando tutta una città ha un sogno, questo dovrebbe essere realizzato anche attraverso i suoi cittadini. Per questo quel teatro è un luogo che non dovrebbe avere delle limitazioni, ma dovrebbe essere spazio oltre che di spettacolo, anche di formazione culturale artistica e sociale, dovrebbe disegnare rassegne oltre che di genere professionale anche amatoriale, per gente anche comune, per una città fatta di molte persone, dove esistono anche le "diversità".

Non diamo la colpa alla mancanza di risorse e di fondi…o trovare la scusa del come si paga un custode fuori dalle usuali ore di lavoro settimanale. Questa è la tipica scusa di una mancanza di sinergia, e non di un propagazione sinergica della quale il nostro assessore sostiene.
Mauro Fantinel

Sul nuovo sistema dei rifiuti, centinaia di migliaia di euro spesiinutilmente

Recentemente l’amministrazione comunale di Feltre ha dato via ad un nuovo sistema di raccolta differenziata che prevede, per la parte secca del rifiuto, l’utilizzo dei cassonetti a calotta ad apertura elettronica. Ad ogni cittadino viene consegnata una chiavetta elettronica che permette l’apertura delle calotte per inserirvi il sacchetto contenente il rifiuto secco. Il numero di aperture determinerà la tariffa a carico di ogni utente.
Questo nuovo sistema di raccolta differenziata nel comune di Feltre è iniziato solo da qualche mese, ma già dimostra tutta la sua inefficienza. I primi risultati di questo nuovo metodo non possono certamente dirsi soddisfacenti, visto che ancora oggi, a distanza di tre mesi, troviamo ancora sacchi dell’immondizia lasciati per terra, ma soprattutto carta e plastica fuori dagli appositi cassonetti che il comune ha voluto incredibilmente e ridicolamente sigillare con i lucchetti.
Non bastasse questo, ora apprendiamo dalla stampa locale che nel nuovo sistema di raccolta è presente una grossa falla: per smaltire il secco non serve la chiavetta, perché è sufficiente un po’ di forza nelle braccia e una buona spinta per sollevare il coperchio dei cassonetti e conferire sacchi dell’immondizia anche fuori misura, senza lasciare traccia.
Il nuovo sistema si dimostra dunque non solo inefficiente, ma anche fatto veramente male. L’amministrazione ha compiuto un investimento pari a centinaia di migliaia di euro, logicamente soldi pubblici dei feltrini, che ora si sta rivelando un vero flop.
Ieri sulla stampa l'assessore ai rifiuti Riposi (al quale avevamo chiesto, due mesi fa, una videointervista sul tema dei rifiuti, senza mai ottenere una sua risposta) ha detto che i cassonetti del secco non verranno sigillati, ma tutto starà al buon senso dei cittadini. Dunque, anche senza azionare la calotta metallica col chip, se conforme alla tipologia del secco indifferenziato, lo smaltimento andrà bene in ogni caso visto che, a quanto pare, non esiste nessuna norma che sanziona l’apertura a mano del cassonetto del secco.
Con i cassonetti del secco che si aprono normalmente, ora stiamo utilizzando il medesimo sistema esistente prima di questo nuovo metodo di raccolta. Con la differenza che ora abbiamo i cassonetti di carta e plastica chiusi con i lucchetti e, dunque, straripanti di immondizie.
Cassonetti riadattati al nuovo sistema, calotte e chiavette con microchip inutili, ma si và avanti così. Soldi pubblici, centinaia di migliaia di euro presi dalle nostre tasche, spesi inutilmente. Com’è possibile che l’amministrazione sia stata colta in fallo su questa questione? Com’è possibile che ci sia stata una svista così grande che, di fatto, rende completamente vano e superfluo questo nuovo sistema di raccolta? E dov’è finito il rispetto del denaro pubblico e dei cittadini? Perché sono sempre i cittadini a dover pagare per gli errori dei nostri amministratori? A Feltre la raccolta differenziata non arriva al 50%, a differenza di altri comuni (come Ponte nelle Alpi) dove la raccolta differenziata è schizzata all'83,5% grazie al metodo del porta a porta. Un metodo, guarda caso, intelligentemente adottato anche da tutti gli altri comuni della Comunità Montana Feltrina, eccezion fatta per il comune di Feltre che ha voluto fare di testa propria e non seguire la strada intrapresa dagli altri comuni.
Una scelta che ora sta mostrando tutti i suoi risultati. Allora non era forse conveniente adottare anche a Feltre un sistema di raccolta differenziata porta a porta spinta, “il miglior metodo per la raccolta differenziata” secondo Legambiente, che avrebbe responsabilizzato i cittadini al decoro e non li avrebbe invogliati ad abbandonare l’immondizia, come invece accade ora?

lunedì 28 giugno 2010

Inquinamento: preoccupanti analogie fra Milano a Feltre. Valori di pm10fuori norma e dati nascosti.

Il 18 febbraio 2008 a Milano inizia uno studio sull’inquinamento cittadino. Vengono installate cinquanta centraline per rilevare la qualità dell’aria in diversi punti della città. I risultati, contenuti in una corposa relazione, sono consegnati al Comune un anno dopo. Le conclusioni sono tremende. Il Pm10 contenuto nell’aria arriva a superare quattro volte la soglia massima di 50 microgrammi in alcune zone della città. All’ospedale San Paolo sono raggiunti i 173mg/mc. La relazione dimostra che le medie giornaliere di concentrazione del Pm10 sono spesso superiori al limite di legge, sia in estate che in inverno. Inoltre lo studio evidenzia come mamme, bambini, anziani e malati diventino malati cronici per l’assorbimento quotidiano di Pm10, benzene, biossido di azoto e particolato prodotto dalle gomme delle auto. Il Comune una volta entrato in possesso di uno studio che descrive Milano al pari di una camera a gas, invece di renderlo pubblico lo nasconde, lo secreta. Poco tempo più tardi, il Presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni e il sindaco di Milano Letizia Moratti ricevono un avviso di garanzia: sono indagati per l’inquinamento a Milano.
Ma un'analoga vicenda è avvenuta anche nella nostra "tranquilla" città di Feltre.
Il 7 aprile 2008 viene posizionata in Largo Castaldi una stazione filtrante con il compito di ripulire l’area del centro città entro un raggio di 500 metri. La macchina aspira l’aria carica di polveri, la ripulisce con particolari filtri e la risputa fuori. Inoltre ospita anche una centrale di monitoraggio aggiuntivo che fornirà al comune tutti i dettagli dell’inquinamento in centro. I dati sulla qualità dell’aria potranno finalmente integrare quelli rilevati dall’Arpav in via Colombo (la centralina Arpav si trova nel parcheggio dell’istituto tecnico geometri, due chilometri dal centro, in aperta campagna). Il sindaco di Feltre, Gianvittore Vaccari, promette: «I dati saranno resi noti». La macchina lavora sedici mesi a pieno regime per ripulire l’aria dalle polveri e per monitorare, minuto per minuto, la qualità dell’aria in centro città. La ditta incaricata consegna al Comune i dati raccolti dalla stazione con in aggiunta un fascicoletto riassuntivo di alcuni dati particolarmente interessanti per l’amministrazione. Questa serie di “fotografie” registrate dalle strumentazioni contenute nell’apparecchio, messe insieme, evidenziano che ogni giorno in Largo Castaldi ci sono dei momenti molto critici quanto a livello di polveri sottili nell’aria, con picchi di 90-100microgrammi per metro cubo di Pm10 tra le 7.15 e le 9 del mattino (quando i feltrini vanno a scuola, al lavoro, in stazione a prendere il treno) e tra le 19 e le 20 (quando la gente torna a casa dal lavoro non prima di essere transitata per il centro città). Proprio in Largo Castaldi, in pieno centro città, dove passeggiano frequentemente mamme, bambini, giovani e anziani, sono stati raggiunti i 250 mg/mc. Non appena il sindaco entra in possesso dei dati che evidenziano come in centro città l’aria sia particolarmente inquinata, con picchi superiori di addirittura cinque volte il limite consentito dalla legge, nasconde i dati alla stampa, ai consiglieri comunali e alla cittadinanza, trincerato dietro una rassegna di bugie mal assortite («I dati li avete già», «Non ci sono, ma li avrete via mail», «Non li avrete perché non sono rilevanti, contano solo quelli dell’Arpav», «Ce li faremo dare dall’azienda»). Il “lieto fine”, però, a Feltre non c’è. Il Sindaco, responsabile della salute dei suoi cittadini, è ancora al suo posto. L’opposizione c’è e non c’è. Le macchine in centro città vanno e vengono tranquillamente, senza nessun limite. E intanto i cittadini che passeggiano in centro respirano ogni giorno un’aria sempre più carica di veleni.

venerdì 11 giugno 2010

Quando il mercato cittadino dà fastidio alle auto

In tutta Europa si chiudono i centri città alle auto e si avviano grosse politiche per la pedonalizzazione e per la mobilità sostenibile a impatto zero. I centri città vengono interdetti al traffico, si incentiva il trasporto pubblico, si realizzano isole pedonali e piste ciclabili, si creano dei pass per i residenti, si lasciano aperti i negozi, si dà vita ad eventi e manifestazioni in grado di attirare la gente nel cuore della città. E tutto questo per ridurre l’utilizzo forsennato dell’automobile, ingombrante, inquinante, per la quale non si trova mai un parcheggio se non in mezzo alla strada o sui marciapiedi. Tutta l’Europa sta finalmente entrando nell’ottica di porre al centro della mobilità il pedone e non più l’automobile.

Certamente non accade a Feltre, dove la macchina continua a dominare su biciclette e pedoni. A differenza delle altre città europee, qui non si fa nulla per limitare l’utilizzo della vettura privata in nome di una mobilità più sicura ed ecosostenibile. Anzi, fino ad oggi (e solo in nome di stupide promesse elettorali, senza un serio e attento piano di mobilità) l’Amministrazione ha riaperto tutti i possibili doppi sensi di circolazione attorno alle mura, incentivando così le automobili a percorrere le “nuove-vecchie” strade e permettendo al traffico di rimpossessarsi del centro città.

L’amministrazione comunale è così tanto affezionata al traffico e alle automobili che ora propone addirittura di liberare Largo Castaldi per restituirlo al doppio senso di circolazione durante il martedì di mercato. Un’idea priva di ogni senso logico, assurda, che cancella quell’ultimo frammento di pedonalizzazione che è rimasto in centro città, e che non permette a chi si aggira fra le bancarelle del mercato la riscoperta del fascino della città e il piacere di dedicarsi allo shopping in una felice e colorata isola pedonale, che gioverebbe anche ai negozianti del centro.

La gente arriva a Feltre, parcheggia la macchina fuori, in pochi minuti arriva a piedi in centro (tutta salute sia per i pedoni sia per l’intera città che finalmente respira un po’ di aria sana!!!), si dedica allo shopping fra bancarelle del mercato e negozi (in un centro vivibile perché privo di automobili), chiacchiera con gli amici e magari sorseggia qualcosa al bar. E non si tratta di un’utopia.

Ma fin’ora Feltre non ha conosciuto nè isole pedonali, nè dignitose piste ciclabili, né serie e programmate chiusure al traffico. Non esiste nessun’idea concreta per dare un futuro diverso alla nostra città, per dare al centro cittadino la valenza di luogo d’incontro e d’aggregazione per i feltrini, e non semplicemente zona di passaggio e transito automobilistico.

È bene riflettere sulle intenzioni dell’amministrazione: il mercato cittadino dà fastidio al traffico? Nessun problema! Il sindaco part-time e gli amministratori provvederanno a spostarlo per consentire alle auto di sfrecciare liberamente in centro città. Logico, no?
Riccardo Sartor

sabato 8 maggio 2010

Illusione nucleare, il MoVimento incontra Sergio Zabot

Venerdì 7 maggio 2010 il MoVimento Cinque Stelle di Belluno ha partecipato alla serata organizzata dal Comune di Pedavena in sala Guarnieri sul tema dell'energia nucleare, con la presentazione del libro "Illusione Nucleare" di Sergio Zabot (ingegnere che dirige il settore energia della provincia di Milano).
Il MoVimento, approffittando dell'occasione, è riuscito a farsi concedere un'intervista esclusiva dal sig. Zabot in tema di energia nucleare, uno dei "cavalli di battaglia" del MoVimento 5 Stelle di Beppe Grillo. Puoi vederla qui.
Qui, invece, un approfondimento sul nucleare civile francese, nato in simbiosi con il nucleare militare.